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Sanità Italiana: il caso degli infermieri stranieri.

“Le richieste diventano pressanti: cliniche private, case di riposo, istituti per anziani e disabili non autosufficienti cercano come il pane infermieri professionali.Secondo l’Ipasvi, l’ordine professionale di categoria, oltre ai 326mila attivi, ne mancano altri 40 60mila. Senza contare il fabbisogno che nasce dall’assistenza domiciliare.Di infermieri ne servono 5mila solo a Torino, denuncia il Collegio torinese. Tantissimi, considerando che il Piemonte assorbe almeno il 15% del bacino nazionale. Sull’altro versante, i neolaureati in scienze infermieristiche sono appena 9mila l’anno, con un ricambio fisiologico di 13 14mila unità.Che fare? Non resta che guardare altrove, fuori dall’Italia. 7 La legge. La corsia preferenziale assegnata dalla legge Bossi Fini agli infermieri immigrati ( sono, infatti, esclusi dalle quote annuali) li rende molto ” appetibili”. Ma, a differenza degli infermieri comunitari, gli extracomunitari devono ottenere il riconoscimento del titolo di studio il che allunga i tempi della procedura ( si veda l’articolo in pagina). La cosiddetta equipollenza del titolo è concessa da una Commissione nazionale del ministero della Salute, quindi scatta l’iscrizione al Collegio Ipasvi del luogo di lavoro o di domicilio ma a condizione di aver superato un esame di lingua italiana e uno di deontologia e leggi professionali. 7 In corsia. Gli extracomunitari che ce l’hanno fatta a conquistare l’equipollenza sono 8 9mila: vengono da Perù, Colombia, Brasile, Romania, Bulgaria, Albania. Attualmente sono più di ventimila nelle corsie dei nostri ospedali, ospizi e case di cura.Almeno 8mila sono attivi nelle Regioni del Nord. La presenza varia anche da struttura a struttura. All’ospedale di Rivoli sono appena due o tre, ma a Torino, alle Molinette, struttura che ha dovuto mettere in stand by un bando da 150 infermieri extracomunitari, la percentuale sale anche al 60% dell’organico.Lo zoccolo duro, insomma, è quello degli italiani. Stoppato il reclutamento anche a Corbetta ( 40 unità) e Acqui ( altri 30), ma per motivi « giuridici » . A Trieste Ospedale maggiore, parla straniero almeno il 10% dell’organico, includendo la struttura di Gattinara.Stesso refrain in una struttura privata romana, al San Camillo, che registra un turnover di immigrati del 30 per cento.Da Firenze in giù le percentuali calano, per non parlare delle Regioni autonome Val d’Aosta e Trentino che richiedono la lingua tedesca e francese, il che rappresenta un ostacolo in più. 7 Le Agenzie. Per le assunzioni la legge Biagi ha cambiato regole, affidando il compito alle Agenzie di somministrazione in grado di operare direttamente all’estero ( si veda l’articolo in pagina). Esistono sul mercato cooperative create anche da infermieri stranieri già presenti in Italia, o da studi professionali associati.Intanto, gli stipendi, quelli legali. In caso di assunzione scattano anche per gli immigrati gli stipendi del contratto privato o pubblico degli infermieri professionali. Una novità sta nel fatto che nel recente rinnovo del contratto privato la percentuale di personale infermieristico assunto con contratti a termine è stata portata al 40% dei lavoratori a tempo indeterminato allo scopo evidente di favorire le assunzioni.L’Ipasvi, dal canto suo, sta favorendo con l’aiuto della Sanità il metodo della selezione nei Paesi di origine, in particolare nel Nordafrica e in America Latina, anche con la collaborazione delle Agenzie di somministrazione e relativo esame da parte di una commissione formata da rappresentanti dell’Ordine e del ministero della Salute.”

da: il Sole 24 Ore

realtà dei fatti è davvero questa? Nessuno in Italia vuole davvero più fare l’infermiere tanto che bisogna andarne a prendere all’estero?   Io credo che non sia cosi. La verità è che la figura del professionista infermiere in Italia sia tenuta davvero da poco conto ed insieme ad essa tutte le altre figure professionali dei paramedici che popolano le corsie degli ospedali italiani.Da alcuni anni ormai il trend delle aziende sanitarie locali è quello di risparmiare giustamente, e su cosa poterlo fare? Sul personale ovviamente, non su tutto il personale, ma esclusivamente su quello “non medico”. Lo stipendio medio di un infermiere professionale assunto nel pubblico a tempo indeterminato si aggira sui 1300-1400 euro. In queste 1400 euro vi sono compresi il rischio biologico, quello radiologico (quando si lavora in aree dove vi è il rischio di esposizione a raggi x e gamma) e l’indennità notturna, ovvero il compenso aggiuntivo che viene pagato quando si lavora di  notte, il quale ammonta a ben 2- 2,5 euro per ora! Aggiungete a tutto questo ben di dio delle reperibilità, ore di straordinario mal pagate (o a volte NON pagate) e al carico di responsabilità che si ha nel lavorare con la salute delle persone e cosa ne viene fuori? O fai l’infermiere per vocazione, o perchè non sei riuscito a fare altro, o fai semplicemente altro. Ora in questa situazione di pessima retribuizione (che coinvolge l’infermiere come molte altre figure professionali italiane) aggiungiamo anche il fatto che da ora gli ospedali hanno la possibilità di reclutare personale paramedico fuori frontiera con contratti a termine, di collaborazione e anche come tirocinanti elargendo loro uno stipendio che è dal 20 al 40% più basso rispetto ad un infermiere italiano di ruolo, e cosa ne verrà fuori? Anche quei pochi infermieri italiani che vogliono fare questo lavoro per passione non lo possono fare perchè i numerosi posti vacanti vengono saturati da stranieri sottopagati, di conseguenza anche i concorsi pubblici riguardanti questa professione disertano dalla Gazzetta Ufficiale.Ma in tutto questo la qualità del servizio erogato dove sta? Come si fa a verificare la reale preparazione di un infermiere che giunge da un posto dove magari l’Università nemmeno esiste? Come mai la comparazione del titolo universitario in questo tipo di professione è diventato esclusivamente un problema burocratico che comporta solo del tempo e nella quale non viene effettivamente controllata la preparazione della persona che ne fa richiesta?Spero che l’attuale direzione presa dalle nostre istituzioni in materia di sanità faccia riflettere davvero..  

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Gli stipendi in Italia: un problema risolvibile? (3 Feb 2008)

Non c’è molto da meravigliarsi quando, nell’accendere la TV, nell’aprire la cassetta della posta o nel guardare i cartelloni pubblicitari notiamo che ogni mese spunta fuori qualche nuova agenzia di prestito facile! Qual’è la realtà? In Italia i lavoratori non vengono pagati come si deve. E questo ahimè non influisce solo sulla capacità di spesa delle famiglie normali, che purtroppo, in questo periodo non si trovano di certo in una bella situazione economica, ma anche sulla qualità dei servizi prestati e sul prodotto finito. Inoltre, dati alla mano, 1 famiglia su 5 ricorre ai prestiti rapidi, e 1 su 4 non può fronteggiare una spesa inprevista di 400 euro.

Secondo i seguenti rilievi fatti dall’Employement Outlook 2007, l’Italia è prima solo a Polonia, Repubblica Ceca ed Ungheria in quanto a retribuizione media! Non solo, ma a quanto riporta questa ricerca, nonostante la globalizzazione e l’apertura ai mercati internazionali, l’Italia è uno dei pochi paesi in cui permane un estrema difficoltà nella ricerca occupazionale e nell’equità salariale.


> Retribuzioni annue lorde Per dipendenti a tempo pieno con contratti a tempo indeterminato


Paese Retribuzione netta lorda (in dollari) Potere d’acquisto
Austria 39.404 35.891
Belgio 43.579 38.910
Danimarca 54.074 36.462
Finlandia 38.436 29.415
Francia 38.580 32.891
Germania 38.001 34.310
Irlanda 52.911 40.111
Italia 31.051 27.724
Norvegia 54.151 36.245
Paesi Bassi 44.037 39.318
Polonia 10.571 16.502
Regno Unito 44.974 40.520
Repubblica Ceca 10.034 16.195
Spagna 26.926 27.388
Svezia 38.244 30.351
Svizzera 58.205 39.792
Ungheria 11.962 17.830

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