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Problemi all’Italiana – sarà questa la volta buona? Chi lo sa..

I problemi dei tedeschi e dei francesi, per quanto gravi siano, impallidiscono di fronte alle difficoltà in cui si dibatte l’Italia, la società bloccata per eccellenza nel vecchio continente. Nel 1987 l’Italia annunciò ufficialmente di aver superato la Gran Bretagna nella classifica del PIL. Da quella data ad oggi, il tasso di crescita del Bel Paese è stato il più basso di tutta l’Unione Europea, inferiore rispetto sia alla Germania sia alla Francia. Anche includendo la fetta considerevole rappresentata in Italia dall’economia sommersa, oggi l’economia italiana è pari solo all’80% circa di quella britannica. Nel 2005 la crescita del Bel Paese è stata vicina allo zero. Il debito pubblico oltrepassa il 100% del PIL: il paese spende ogni anno il 4,5% delle sue entrate per rimborsare gli interessi. L’Italia ha costruito la sua prosperità su industrie vulnerabili alla concorrenza estera, come il tessile, l’abbigliamento e il comparto del mobile. L’Italia è in ritardo in base a quasi tutti i parametri di Lisbona, compresi l’istruzione e gli investimenti in tecnologia dell’informazione. La percentuale di persone sopra i 55 anni che ancora lavorano è bassissima. Un’analisi condotta dalla Commissione Europea nel 2003, che prendeva in esame otto indicatori strutturali, classificava l’Italia all’ultimo posto fra gli Stati membri. La competitività di fondo è stata giudicata inferiore a quella del Portogallo e della Grecia, altri paesi arretrati da questo punto di vista. A differenza della Germania, i costi salariali non sono stati ridotti e nemmeno contenuti. Dal 1995, il costo per unità di manodopera in Spagna è calato del 15%; in Italia è cresciuto del 40%. L’Italia non possiede le grandi aziende che si possono trovare in Germania e in Francia. Per lungo tempo, il paese se l’è cavata ricorrendo a svalutazioni della moneta – come succedeva un tempo nel Regno Unito. In questo modo, l’Italia tornava temporaneamente competitiva, ma questo faceva sì che le riforme venissero semplicemente rimandate a data da destinarsi. Solo dopo l’ingresso nella moneta unica, le debolezze strutturali del Bel Paese sono diventate evidenti. Il sistema di welfare italiano si appoggia in misura considerevole alla famiglia tradizionale, un’istituzione che, al pari degli altri paesi sviluppati, sta vacillando. La percentuale di donne che lavorano è relativamente bassa. Il tasso di natalità è uno dei più bassi del mondo, 1,2 per mille contro il 2,7 degli anni Sessanta. Il figlio maschio che rimane a casa con i genitori è una figura ricorrente nelle famiglie italiane. Più dell’80% degli uomini tra i 18 e i 30 anni d’età vive ancora con i genitori. Il padre italiano medio ha 33 anni al momento della nascita del primo figlio. Avviare un’impresa è difficile in Italia, a causa di normative arcane. Chiunque voglia fondare un’impresa deve passare attraverso un calvario di sedici procedure, che richiedono sessantadue giorni lavorativi per essere espletate. In Francia, per fare la stessa cosa ci vogliono cinquantatrè giorni, in Germania quarantacinque (e soltanto tre in Danimarca). Il mercato del lavoro è diviso come qualsiasi altro in Europa, con forti protezioni per quello che un impiego l’hanno già. Tutti i nuovi posti di lavoro arrivano dai settori non protetti e dalla vasta economia sommersa. È l’economia sommersa che dà alla società italiana una solidità smentita dalle statistiche ufficiali, e una flessibilità e un’adattabilità maggiori. Come succede in Francia, anche in Italia moltissimi lavoratori hanno contratti a tempo indeterminato. Non esiste un sistema organico di protezione per i disoccupati. I sostegni al reddito elargiti dal governo vengono decisi caso per caso, e in genere non coprono le piccole imprese(e in Italia le piccole imprese producono il 70% del PIL). Il governo di centrosinistra entrato in carica nel 2006 propone un sistema che darebbe maggiori protezioni a un lavoratore quanto più è lunga la sua anzianità di servizio, invece di creare un nuovo contratto d’impiego come si è cercato di fare in Francia. L’età ufficiale di pensionamento in Italia è di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne. Ma l’età media reale di pensionamento, per entrambi i sessi, è di 57 anni. Il governo Berlusconi aveva presentato piani per portare l’età di pensionamento reale fino a 60 anni entro il 2010, decurtando le pensioni a chi lasciava il lavoro prima. Alla fine, però, è stata adottata una riforma molto meno ambiziosa del progetto iniziale. Le università italiane sono sovraffollate fino alla saturazione, le riforme efficaci sono state poche e il livello della spesa per la ricerca è troppo basso. Senza cambiamenti strutturali, il paese non ha nulla da investire. A causa delle proporzioni dell’economia sommersa – in gran parte concentrata nel Meridione, con Napoli nel ruolo di capitale del settore – l’evasione fiscale annua sfiora i 100 miliardi di euro. L’Italia è stata paragonata a una rana messa in una pentola di acqua fredda [nota mia: è un’immagine che uso spesso anch’io!]: «Il fuoco è stato acceso e la rana finirà col morire, dolcemente, senza rendersene conto». È un’osservazione non priva di fondamento. Il senso della crisi, tanto visibile in Germania e in Francia, in Italia sembra non esistere. È un paese forse troppo abituato alle crisi, e all’avvicendarsi dei governi, per prendere troppo sul serio l’attuale impasse. Eppure il paese deve far fronte, da tutti i punti di vista, a difficoltà estremamente pressanti. Il suo stile di vita sta diventando insostenibile, anche prendendo a riferimento un periodo di tempo relativamente breve. Non potendo più usare l’espediente della svalutazione, l’unica opzione a disposizione è una profonda riforma strutturale. Ma il sistema politico nazionale, con le sue coalizioni composite e i suoi ben radicati interessi consolidati, appare male equipaggiato per garantire la spinta politica necessaria. Nelle circostanze attuali, il problema sembra essere ancor più serio, considerando il sottilissimo margine con cui l’attuale governo ha vinto le elezioni politiche dell’aprile 2006. Senza un programma di riforme dinamico, la situazione dell’Italia potrebbe avere ripercussioni dirette sul resto dell’Unione Europea. Il fatto di far parte dell’UEM in teoria costringe il paese a guardare in faccia i suoi punti deboli e a prendere provvedimenti decisi per risolverli. Ma sarà in grado di farlo? Se continuerà a non affrontare il problema, il prezzo da pagare potrebbe essere l’uscita dall’UEM, e questo naturalmente avrebbe ripercussioni sullo stato generale dell’integrazione monetaria. __________________ A questo punto guardiamo al futuro prossimo, poichè quello remoto non promette bene vista l’attuale situazione italiana. Il 12 e il 13 Aprile saranno dunque giorni cruciali per la vita del paese o balzeremo ancora nel solito brodo nel quale da 11 anni facciamo il bagno? Riusciranno i nostri politici a spezzare questa catena di situazioni che da cosi tanto tempo hanno legato la nazione a una gogna che poggia sulle spalle di ogni singolo italiano, dal suo primo attimo di vita al suo ultimo respiro? Il tempo stringe e per ancora una volta noi, popolo italiano resteremo a guardare sperando che anche gli ultimi barlumi della nostra fiducia riposta nelle istituzioni e nella politica non vengano a spegnersi definitivamente. Di cosa c’è bisogno in Italia? La lista è veramente lunga e densa di problemi di spessore, cercherò di fare un elenco compatto e preciso: – Ristrutturazione dell’ apparato politico Italiano (riduzione del numero di parlamentari, del numero di partiti, dei privilegi extra, degli stipendi dei politici) – Snellire il processo legislativo(riduzione da 2 a 1 camera evitando il rimbalzo dei decreti legge da senato a camera dei deputati) – Revisione dell’apparato giudiziario (forte inasprimento di tutte le pene, riduzione della durata dei processi: maggior tutela del cittadino) – Ottimizzazione dell’apparato Politico – Istituzionale (soppressione\riorganizzazione di compartimenti istituzionali inutili o quasi: comunità montane, province, enti pubbilici “fantasma”) – Combattere l’evasione fiscale (riducendo la pressione fiscale, intensificando i controlli ed inasprendo le sanzioni) – Riduzione della pressione fiscale (possibile solo se si riducono i costi della politica, della spesa pubblica e l’evasione fiscale) – Adeguare i salari agli standard europei(40% – 50% più alti rispetto alla media italiana) – Modernizzare l’industria italiana (promuovere e investire in ricerca, puntare sul settore tecnologico) – Energia elettrica (ridurre l’importazione ed incrementare la capacità produttiva italiana, tornare al nucleare: unica soluzione di spessore per la produzione massiva di elettricità) Le conseguenze del raggiungimento degli obbiettivi sopra indicati comporterebbe un enorme calo della spesa pubblica, di conseguenza una riduzione dei costi di gestione dello Stato che si tradurrebbe in una riduzione di costi per il cittadini, quindi meno tasse. Con un processo legislativo più snello si riuscirebbe a fare le successive riforme con maggiore rapidità, evitando gli eterni rimbalzi delle leggi tra le 2 camere, cosa che in Italia non succede raramente, specie quando non vi è al governo una maggioranza forte. Da qui bisognerebbe rapidamente riformare l’apparato giudiziario, modernizzandolo e digitalizzandolo, riducendo al minimo l’enorme volume di scartoffie che vengono prodotte e che rallentano ulteriormente i processi (senza poi parlare di ecologia e impatto ambientale). E’ fondamentale e prioritario inasprire enormemente le pene, eliminare l’indulto e ridurre privilegi e sconti di pena ai carcerati, integrando magari la semplice reclusione con lavori di pubblica utilità nel rispetto dei diritti del detenuto riducendo cosi i costi enormi della struttura carceraria. Parlando poi di ottimizzazione dell’apparato di pubblica utilità sarebbe necessario sopprimere o quantomeno riorganizzare enti e apparati pubbilici che in seguito alle modifiche del sistema istituzionale si trovano a produrre servizi di dubbia utilità (o spesso non producono nessun servizio). Per quanto riguarda il sommerso, l’evasione fiscale, una delle grandi bestie nere italiane, basterebbe ridurre l’imposizione fiscale, semplificarne il pagamento e contemporaneamente inasprire le sanzioni per chi non le paga ed intensificando i controlli. La riduzione della pressione fiscale in Italia è direttamente collegata a vari fattori: re di questi è sicuramente la riduzione dei costi di gestione dello stato, ovvero la spesa pubblica. In seconda istanza riducendo la quantità di evasori si otterrebbe gettito fiscale maggiore dando ulteriori possibilità al governo di ridimesionare la pressione della tassazione sul singolo individuo (bisognerebbe passare dal 38% al 20 – 25% di imposizione sugli stipendi). Con la riduzione della pressione fiscale i salari dei lavoratori si troverebbero in una situazione sicuramente migliore rispetto a quella attuale, aumentandone il potere di acquisto. Infatti si osserva in Italia che un lavoratore porta a casa annualmente tra i 18 e i 20 mila euro annui al netto delle tasse, somma ridicola rispetto ai 31 mila dei lavoratori Francesi, ai 36 mila dei Tedeschi e ai quasi 40 mila degli Inglesi. Un ulteriore spinta ai salari dovrebbe poi darla lo Stato, in un quadro economico nel quale la spesa pubblica è stata fortemente ridimensionata e le stesse aziende, valorizzando il lavoro specializzato e rapportando la busta paga anche a parametri di meritocrazia e produttività. La ricerca poi, tasto dolente dell’industria e delle università italiane, rimasta nel dimenticatoio da sempre. Sotto elezioni si sente sempre parlare di ricerca: “bisogna finanziare la ricerca”, “finanzieremo la ricerca”. Mai successo, o meglio mai più di tanto. Le stesse aziende italiane non sponsorizzano la ricerca, a differenza delle altre aziende comunitarie e non. Questo perchè la “grande” industria Italiana è arcaica e ha puntato tutto in settori dove il progresso scientifico è come un colpo di striscio ovvero poco importante per l’attività produttiva. Se in Italia si in incominciasse a puntare sulla tecnologia e sull’innovazione si potrebbe parlare di ricerca, ma fino a quel momento le cose, a parer mio, sono destinate a rimanere pressochè allo stesso modo (inoltre i prodotti di natura tecnologica sono difficilmente imitabili da paesi come Cina e affini..). La fornitura poi di energia elettrica in Italia è un problema da quando qualcuno ha deciso di fare un referendum sul nucleare subito dopo un disastro come quello di Chernobyl, con la conseguente prevedibile e ovvia abolizione del nucleare in Italia, cosa che ci ha condannati ad acquistare energia, per il 70% prodotta da centrali nucleari, dall’estero. I principali fornitori di elettricità per l’Italia sono rispettivamente: Francia, Germania, Svizzera e Austria (che oltre all’energia nucleare ci vende amche quella prodotta dallo smaltimento dei rifiuti napoletani). Soluzione? Tornare in fretta al nucleare, il resto sono solo chiacchiere..

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Nuova candidatura per i leader uscenti del PD in Molise

Ruta e Massa, bis vicino Nel Partito democratico vicina la riconferma degli uscenti Le assemblee dei circoli territoriali del Pd stanno parlando di candidature. O meglio, di uomini e donne in grado di rappresentare al meglio quella che è la rivoluzione Partito democratico. Ieri Termoli e Montenero (tanto per citare le realtà territoriali più ampie) hanno espresso il loro consenso per la ricandidatura degli uscenti e hanno avanzato ai vertici regionali del Pd la richiesta di una presenza in lista di candidati rappresentativi dell’area di riferimento. A Montenero si è votato per alzata di mano, a conferma della necessità di essere sinceri, schietti e con lo sguardo puntato all’obiettivo di raggiungere. Quindi, grossi problemi per il generale Massa e il delfino Ruta non ci dovrebbero essere. Cosa questa che mette il sale sulla lingua di chi, invece, in questa riconferma doppia, vede pochissimo rinnovamento. Chi, in sintesi, sottolinea come questo passaggio delle candidature nelle assemblee dei circoli territoriali non sia affatto assimilabile con il principio base sul quale si regge il Pd: le Primarie, sempre.tratto da Il Nuovo Molise

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Sono in molti a criticare questa ri-candidatura dei due leader del centro sinistra molisano ora rappresentanti del Partito Democratico della regione.  Dov’è il rinnovamento che tanto rivendica il PD in tutto questo? E questo che molti pensano. Anche a livello nazionale vi sono molti visi noti, lo stesso Veltroni non è nuovo al mondo della politica, o Letta, o anche Follini e Di Pietro. Bisogna ricordare a tutti coloro che lanciano delle critiche ai personaggi politici veterani del partito che vuol’essere “simbolo del rinnovamento in Italia” che qualcuno che di politica se ne intende ci deve pur essere dentro. Coloro che sono posti alla guida del movimento devono per forza di cose essere navigati per dare un forte imprint al resto del movimento, devono avere la capacità di coinvolgere e comunicare ed hanno la responsabilità dell’esito di questa sferzata di innovazione.  Andiamo però a dare un occhiata al resto dei membri del partito.. di persone nuove ce ne sono eccome!

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Il clientelismo in Italia. Un tumore per il paese

Desidero pubblicare questo pezzo scritto da un anonimo perchè lo reputo assolutamente specchio dell’Italia dei giorni nostri, un invito a riflettere profondamente sulla strada che il nostro Paese sta percorrendo e sulla situazione che noi italiani e lavoratorisiamo costretti a subire.  
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L’Italia sta agonizzando , da anni, vittima di un veleno che ingurgita con regolarità e con compiacimento.
L’Italia sta azzerando in una manciata di decenni, la propria storia e cultura umanistica.
L’Italia sta issando sulla sua vetta più alta la bandiera della MEDIOCRITA’.

Vivo in una bellissima regione del centro Italia, la Regione Marche, e assisto alla lenta degenerazione morale della classe politica locale . E vedo come essa rifletta esattamente il trend, il percorso nazionale.
La Regione Marche come l’Italia e l’Italia come ogni sua regione hanno abdicato alla assoluta , totale mediocrità, al clientelismo, alla incompetenza, all’arroganza, alla truffa, alla prevaricazione.
Ma molti di questi termini sono sconosciuti ai non italiani: ad esempio il termine “raccomandazione” (che per un italiano è vocabolo oltre che uno stile di vita di uso quotidiano) è assolutamente sconosciuto ai paesi di matrice anglosassone.
Impensabile infatti, per questi osservatori , che il sistema del reclutamento del personale, o peggio l’avanzamento di carriera in amministrazioni pubbliche e private, persino nelle carriere universitarie, non sia quello meritocratico o della competenza, ma solo quello di essere figlio di, amico di, oppure di averla data al capo ufficio di turno.

Negli ultimi anni abbiamo visto pubblici amministratori e sindacalisti italiani formare e preparare schiere di raccomandati (parenti ed amici) e spargerli in tutti i rivoli e ruscelli delle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e nei consigli di amministrazioni di aziende e società: li vediamo candidarsi a qualsiasi competizione elettorale e quindi sedere le poltrone di comando. Vediamo gli inetti più incapaci fare i consulenti dei Servizi alla Persona (servizi sociali) in molti comuni.
Ormai l’unica selezione meritocratica è quella dell’idiota: meno capisci , più potere avrai e più guadagnerai.
Tra dirigenti di servizio con incarichi da 50.000 € , ed ai quali non affiderei un cesso pubblico, e vari Garanti Regionali altrettanto mentecatti che pigliano 100.000 € dei poveri soldi pubblici italiani, il Bel Paese si trova amministrato da persone con un cervello sviluppato solo per riconoscere chi sarà il nuovo padrone al quale genuflettersi.

Non esiste più una differenziazione in destra , sinistra o centro per la politica italiana: non esiste più un’ideologia, uno slogan da urlare con convinzione.
Esiste solo un grande unico modo di essere arrivista, speculatore e contrarre interessi privati e personali con la cosa pubblica.
Per questo anche Silvio Berlusconi, e dopo di lui Romano Prodi , Piero Fassino o Francesco Rutelli che sia, non potranno risollevare le sorti di un’Italia gettata sul lastrico da un abitudine mortale: la mediocrità a tutti i livelli.
Tangenti, corruzione, evasione fiscale sono all’ordine del giorno: tanto anche molti processi sono pilotati e , comunque, alla fine per vari motivi assolutamente legali, si archivia sempre tutto.

Anche il sistema industriale fa acqua da tutte le parti: non si investe mai nell’azienda, ma si pagano le società che fanno certificazioni di qualità per dare verginità ad aziende (vedi Parmalat , Fiat, Alitalia) che sono fallite e morte già da anni, ma che conviene far sopravvivere, tanto i debiti contratti non verranno mai onorati.
Anche le Banche, ora, utilizzano il medesimo sistema: non hanno capitali o affidabilità e allora le scalate le vincono patteggiando prima a tavolino.

E poi c’è quel fenomeno pomposamente denominato “indotto”dell’industria: una miriade di garage e scantinati privati, dotati di vetusti macchinari, e che realizzano o assemblano un componente di un prodotto più complesso, per poi consegnarlo alla Ditta assemblatrice.
Una miriade di lavoratori in nero, precursori delle famiglie di cinesi che dagli anni ’90 vengono stipati a decine nei sotterranei di mezza Italia.
Un indotto di persone che sulla carta non esistono se non con azzardate statistiche che vogliono per ogni lavoratore dipendente , un altro impiegato nell’indotto dello stesso.
Il tutto senza un riconoscimento ufficiale, ma sotto gli occhi di tutti anche delle autorità..
Anche per questo aspetto del “nero”, dell’illegale, chiamato tecnicamente e più delicatamente “sommerso”, si abbattono i costi di produzione. Solo per questo motivo ancora alcuni settori produttivi italiani non hanno subito l’urto cinese, che si è abbattuto inclemente già dall’estate 2005.
L’investimento nelle aziende , in tecnologie ed in risorse umane è sempre al minimo, se non del tutto inesistente.
Dal 2000 molti industriali e persino le Università, lamentano la “fuga di cervelli” dall’Italia, senza aver mai evidenziato a quali misere condizioni lavorative costringevano quei “cervelli”. E questo succede in tutta Italia, anche per la ricerca.
Peccato che oramai giunti al 2006 , la crisi abbia sfondato le porte anche di queste graziose terre, e senza grossi problemi si potranno ridurre alcune decine di migliaia di posti di lavoro, potendo così non far figurare le altre migliaia dell’indotto che, “non esistendo”, non creeranno statistica e quindi non denunceranno la reale situazione di grave crisi.

La vocazione rurale, e lo stretto legame al territorio fanno comunque del Bel Paese una terra affascinante sotto il profilo paesaggistico e turistico.
Clima ideale per 12 mesi l’anno, con una vicinanza tra mare colline e montagne invidiabile e completa, con inestimabili gioielli artistici ed archeologici, con rocche, castelli e borghi tutti da scoprire ed apprezzare nella loro semplice purezza.
Anche l’agricoltura, e le produzioni eno-gastronomiche hanno risentito, positivamente, della passione e della fierezza contadina.
Vini tra i migliori al mondo, e piatti che spaziano dai frutti del mare, al pesce piccolo d’adriatico, dalle minestre contadine ai primi di carne e pasta all’uovo, per finire nelle carni cotte e rosolate in mille modi e maniere.

Nulla manca a questa terra per affascinare, nulla manca .
L’Italia ha una metastasi diffusa di diversi e terribili tumori: corruzione, clientelismo, incapacità, incompetenza ed arroganza.
Restano, ancora, le sue meravigliose vestigia di storia , arte, cultura, e le sue bellezze naturali così diverse e complesse.

Fino a che qualche inetto non decida di metterci le mani e sporcare anche quelle.

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Ecco i nostri rappresentanti. (5 Feb 2008)

Ho voluto pubblicare questo video per far pensare a tutti coloro a cui è dato votare, da che tipo di persone è popolato ilnostro Parlamento. Fossi io nell’organico del nuovo governo vieterei categoricamente la possibilità che le telecamere entrino nel Senato. Perchè? Cosi almeno si darebbe l’illusione della serietà agli italiani e a coloro che ci guarda da oltreconfine! Che vergogna! 
 



Osteria del Parlamento.



Quelli nel video sono Senatori veri. Non sono stati utilizzati attori per realizzarlo.. Già! quelli li sono proprio la rappresentanza dell’elettorato italiano! Una battuta me la permetto: era meglio quando c’era Cicciolina in Parlamento, almeno c’era qualcosa da guardare..

 

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L’ipotesi del Governo transitorio tramonta rapidamente (2 Feb 2008)

Le ultime nuove dai loft di FI non sono di certo delle migliori. Le intenzioni della coalizione di centro destra sono quelle di avere un rapido scioglimento delle camere ed elezioni ad aprile, con queste ultime nuove anche la possibilità di modifica della legge elettorale poco a poco tramonta. L’attesa è dunque tutta rivolta al faccia a faccia tra il presidente del Senato e Berlusconi, anche se i segnali dati dai contatti informali non lasciano molto spazio ad eventuali colpi di scena.

E’ importante adesso per l’Italia, in un modo o nell’altro, di ripartire al più presto e di lasciare rapidamente dietro alle spalle l’ennesima crisi di governo della storia politica italiana. Troppe questioni che prima erano in sospeso ora lo sono ancor più vista la situazione di caos e dal continuo tira e molla tra destra, sinistra e partiti che cambiano idea in continuazione (vedi Fini che prima si allontana da FI e ora sostiene come unico candidato di coalizione il Cavaliere).

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Povera Italia! (28 Gen 2008)

L’ultimo periodo non è certo dei migliori per noi italiani. Come si dice, caduto un governo se ne fa un altro.. :) In Italia il problema è che questo detto è troppo ricorrente nella realtà dei fatti. Ed a farmi pensare sono proprio le parole di Silvio Berlusconi, o di come lo chiamano sulle reti mediaset “il Presidente”. Fino a qualche mese fa proprio il Silvio stava giungendo ad un accordo con il Partito Democratico per la modifica della legge elettorale.


Ed ora?

Tratto dall’agenzia ANSA: “MURO CONTRO MURO. VELTRONI: RIFORME. BERLUSCONI: AL VOTO

Si cambia idea in fretta a quanto pare. Da una parte Veltroni invoca alla responsabilità istituzionale, dall’altra Berlusconi che ha raggiunto il suo obiettivo e non ha più interessi a cambiare un sistema elettorale che, per come stanno ora le cose, lo mette in una posizione di vantaggio rispetto al centrosinistra. Il tutto condito poi da un Fini che cambia idea e bandiera un giorno si e l’altro pure.

Intanto cosa sta succedendo in Europa? Ovviamente l’inevitabile, vista la situazione. La credibilità della politica italiana oramai credo sia ai minimi storici dopo tangentopoli. Non si intravede la benchè minima intenzione da parte della maggioranza dei parlamentari a dare una svolta a questa Italia “bella addormentata d’Europa” che chiede a gran voce di essere svegliata da questo sonno che dura ormai da troppi anni!

E i vecchi problemi si ammassano ai nuovi: sistema pensionistico in rotta, sistema sanitario in degrado, scuola pubblica di bassa qualità, zero ricerca, dipendenza energetica dai paesi confinanti, sistema di trasporti obsoleto, precariato e disoccupazione ai limiti del tollerabile, incertezza per il futuro, stipendi più bassi rispetto a Germania, Olanda, Danimarca, Inghilterra, Spagna e Francia del 30 – 40% (-18% se si considerano invece tutti i paesi dell’Unione), tassazione al limite dello scandalo. E questi sono solo alcuni a dire il vero.

Abbiamo bisogno di persone serie, di persone motivate, che ridiano speranza a questa Italia. C’è necessità di rinnovare la politica con nuove faccie! Qual’è la media di età tra i Senatori italiani? Non voglio nemmeno pensarci.. 
Vorrei concludere con una citazione tratta da un articolo dell’agenzia ANSA:
Walter Veltroni richiama alla “responsabilità nazionale”. Berlusconi chiede un governo legittimato dal voto

mi rendo conto che i miracoli non si possono fare, ma vista l’attuale situazione, un po di dialogo per piacere, per il bene di tutti.. grazie.

 

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