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Nuova candidatura per i leader uscenti del PD in Molise

Ruta e Massa, bis vicino Nel Partito democratico vicina la riconferma degli uscenti Le assemblee dei circoli territoriali del Pd stanno parlando di candidature. O meglio, di uomini e donne in grado di rappresentare al meglio quella che è la rivoluzione Partito democratico. Ieri Termoli e Montenero (tanto per citare le realtà territoriali più ampie) hanno espresso il loro consenso per la ricandidatura degli uscenti e hanno avanzato ai vertici regionali del Pd la richiesta di una presenza in lista di candidati rappresentativi dell’area di riferimento. A Montenero si è votato per alzata di mano, a conferma della necessità di essere sinceri, schietti e con lo sguardo puntato all’obiettivo di raggiungere. Quindi, grossi problemi per il generale Massa e il delfino Ruta non ci dovrebbero essere. Cosa questa che mette il sale sulla lingua di chi, invece, in questa riconferma doppia, vede pochissimo rinnovamento. Chi, in sintesi, sottolinea come questo passaggio delle candidature nelle assemblee dei circoli territoriali non sia affatto assimilabile con il principio base sul quale si regge il Pd: le Primarie, sempre.tratto da Il Nuovo Molise

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Sono in molti a criticare questa ri-candidatura dei due leader del centro sinistra molisano ora rappresentanti del Partito Democratico della regione.  Dov’è il rinnovamento che tanto rivendica il PD in tutto questo? E questo che molti pensano. Anche a livello nazionale vi sono molti visi noti, lo stesso Veltroni non è nuovo al mondo della politica, o Letta, o anche Follini e Di Pietro. Bisogna ricordare a tutti coloro che lanciano delle critiche ai personaggi politici veterani del partito che vuol’essere “simbolo del rinnovamento in Italia” che qualcuno che di politica se ne intende ci deve pur essere dentro. Coloro che sono posti alla guida del movimento devono per forza di cose essere navigati per dare un forte imprint al resto del movimento, devono avere la capacità di coinvolgere e comunicare ed hanno la responsabilità dell’esito di questa sferzata di innovazione.  Andiamo però a dare un occhiata al resto dei membri del partito.. di persone nuove ce ne sono eccome!

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Ambulanze incendiate all’ospedale Veneziale di Isernia.

tratto dalla rivista online, il Nuovo Molise:

Gli esperti della Orion di Calenzano ne sono più che convinti.Un incubo per i volontari di Isernia Soccorso e un <giallo> per gli uomini della Squadra Mobile di Isernia incaricati di scoprire le cause dell’incendio che ha distrutto in un colpo solo tre ambulanze parcheggiate nel piazzale antistante l’Ospedale Veneziale di Isernia. <Un fatto mai accaduto prima – dice Nicola Avorgna responsabile di Isernia Soccorso – e comunque un fatto gravissimo perché non è possibile incendiare mezzi che servono alla cittadinanza e soprattutto alle fasce più deboli>. Nicola Avorgna non crede affatto che si sia trattato di un corto circuito. <La polizia sta indagando – dice Avorgna – e aspettiamo con ansia quello che scaturirà da questi accertamenti ma è impossibile pensare ad un corto circuito. Gli stessi esperti della Orion di Calenzano lo hanno ribadito. E’ successo una sola volta che un mezzo ha preso fuoco, ma era in marcia. Le nostre ambulanze erano ferme nel piazzale da qualche giorno e con temperature in picchiata come quelle dei giorni scorsi è impossibile che si sia generato un corto circuito>. Non lo vuole dire chiaramente Avorgna, ma le piste che più sono accreditate sono quelle di un atto di vandalismo o un attentato incendiario vero e proprio. Insomma dietro ci potrebbe essere la matrice dolosa. In attesa che le indagini facciano chiarezza, però, c’è da affrontare l’emergenza che si è creata nel trasporto dei malati. <Un’ambulanza, l’unica rimasta, ovviamente non è sufficiente. Dobbiamo ringraziare anche l’associazione Emergenza Volturno che ce ne ha prestata una, ma dobbiamo pensare a comprare un altro mezzo. Certo non possiamo pretendere che sia come quelli distrutti dal rogo, il cui valore complessivo è di centomila euro>. Allora noi di Nuovo Molise facciamo un appello alle istituzioni e a tutti coloro che intendono dare una mano alla Isernia Soccorso. Oltretutto chiunque voglia donare una cifra per aiutare l’associazione, può poi scaricarla dalla dichiarazione dei redditi. E poi la solidarietà non può e non deve avere prezzo. 

 

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Quello che è accaduto ad Isernia è senza dubbio molto grave nonchè un atto di grande vigliaccheria, infatti non credo che dei vandali possano arrivare a tanto. Per quanto mi riguarda invece è stato un atto lesivo mirato proprio alla Isernia Soccorso e alle sue ambulanze. Qualunque sia stato il motivo e la spiegazione a questo evento doloso bisogna capire che coloro che veramente sono stati danneggiati dalla attuale situazione sono ovviamente gli utenti delle ambulanze: persone malate, persone portatrici di handicap e tutti coloro necessitano di un trasporto in Pronto Soccorso. Mi auguro personalmente che i responabili di tale atto vengano individuati e perseguiti dalla legge perchè ritorsioni e vendette non avvengano più stile “Far-West” e soprattutto che non ne faccia le spese anche la comunità di Isernia.

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Il clientelismo in Italia. Un tumore per il paese

Desidero pubblicare questo pezzo scritto da un anonimo perchè lo reputo assolutamente specchio dell’Italia dei giorni nostri, un invito a riflettere profondamente sulla strada che il nostro Paese sta percorrendo e sulla situazione che noi italiani e lavoratorisiamo costretti a subire.  
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L’Italia sta agonizzando , da anni, vittima di un veleno che ingurgita con regolarità e con compiacimento.
L’Italia sta azzerando in una manciata di decenni, la propria storia e cultura umanistica.
L’Italia sta issando sulla sua vetta più alta la bandiera della MEDIOCRITA’.

Vivo in una bellissima regione del centro Italia, la Regione Marche, e assisto alla lenta degenerazione morale della classe politica locale . E vedo come essa rifletta esattamente il trend, il percorso nazionale.
La Regione Marche come l’Italia e l’Italia come ogni sua regione hanno abdicato alla assoluta , totale mediocrità, al clientelismo, alla incompetenza, all’arroganza, alla truffa, alla prevaricazione.
Ma molti di questi termini sono sconosciuti ai non italiani: ad esempio il termine “raccomandazione” (che per un italiano è vocabolo oltre che uno stile di vita di uso quotidiano) è assolutamente sconosciuto ai paesi di matrice anglosassone.
Impensabile infatti, per questi osservatori , che il sistema del reclutamento del personale, o peggio l’avanzamento di carriera in amministrazioni pubbliche e private, persino nelle carriere universitarie, non sia quello meritocratico o della competenza, ma solo quello di essere figlio di, amico di, oppure di averla data al capo ufficio di turno.

Negli ultimi anni abbiamo visto pubblici amministratori e sindacalisti italiani formare e preparare schiere di raccomandati (parenti ed amici) e spargerli in tutti i rivoli e ruscelli delle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e nei consigli di amministrazioni di aziende e società: li vediamo candidarsi a qualsiasi competizione elettorale e quindi sedere le poltrone di comando. Vediamo gli inetti più incapaci fare i consulenti dei Servizi alla Persona (servizi sociali) in molti comuni.
Ormai l’unica selezione meritocratica è quella dell’idiota: meno capisci , più potere avrai e più guadagnerai.
Tra dirigenti di servizio con incarichi da 50.000 € , ed ai quali non affiderei un cesso pubblico, e vari Garanti Regionali altrettanto mentecatti che pigliano 100.000 € dei poveri soldi pubblici italiani, il Bel Paese si trova amministrato da persone con un cervello sviluppato solo per riconoscere chi sarà il nuovo padrone al quale genuflettersi.

Non esiste più una differenziazione in destra , sinistra o centro per la politica italiana: non esiste più un’ideologia, uno slogan da urlare con convinzione.
Esiste solo un grande unico modo di essere arrivista, speculatore e contrarre interessi privati e personali con la cosa pubblica.
Per questo anche Silvio Berlusconi, e dopo di lui Romano Prodi , Piero Fassino o Francesco Rutelli che sia, non potranno risollevare le sorti di un’Italia gettata sul lastrico da un abitudine mortale: la mediocrità a tutti i livelli.
Tangenti, corruzione, evasione fiscale sono all’ordine del giorno: tanto anche molti processi sono pilotati e , comunque, alla fine per vari motivi assolutamente legali, si archivia sempre tutto.

Anche il sistema industriale fa acqua da tutte le parti: non si investe mai nell’azienda, ma si pagano le società che fanno certificazioni di qualità per dare verginità ad aziende (vedi Parmalat , Fiat, Alitalia) che sono fallite e morte già da anni, ma che conviene far sopravvivere, tanto i debiti contratti non verranno mai onorati.
Anche le Banche, ora, utilizzano il medesimo sistema: non hanno capitali o affidabilità e allora le scalate le vincono patteggiando prima a tavolino.

E poi c’è quel fenomeno pomposamente denominato “indotto”dell’industria: una miriade di garage e scantinati privati, dotati di vetusti macchinari, e che realizzano o assemblano un componente di un prodotto più complesso, per poi consegnarlo alla Ditta assemblatrice.
Una miriade di lavoratori in nero, precursori delle famiglie di cinesi che dagli anni ’90 vengono stipati a decine nei sotterranei di mezza Italia.
Un indotto di persone che sulla carta non esistono se non con azzardate statistiche che vogliono per ogni lavoratore dipendente , un altro impiegato nell’indotto dello stesso.
Il tutto senza un riconoscimento ufficiale, ma sotto gli occhi di tutti anche delle autorità..
Anche per questo aspetto del “nero”, dell’illegale, chiamato tecnicamente e più delicatamente “sommerso”, si abbattono i costi di produzione. Solo per questo motivo ancora alcuni settori produttivi italiani non hanno subito l’urto cinese, che si è abbattuto inclemente già dall’estate 2005.
L’investimento nelle aziende , in tecnologie ed in risorse umane è sempre al minimo, se non del tutto inesistente.
Dal 2000 molti industriali e persino le Università, lamentano la “fuga di cervelli” dall’Italia, senza aver mai evidenziato a quali misere condizioni lavorative costringevano quei “cervelli”. E questo succede in tutta Italia, anche per la ricerca.
Peccato che oramai giunti al 2006 , la crisi abbia sfondato le porte anche di queste graziose terre, e senza grossi problemi si potranno ridurre alcune decine di migliaia di posti di lavoro, potendo così non far figurare le altre migliaia dell’indotto che, “non esistendo”, non creeranno statistica e quindi non denunceranno la reale situazione di grave crisi.

La vocazione rurale, e lo stretto legame al territorio fanno comunque del Bel Paese una terra affascinante sotto il profilo paesaggistico e turistico.
Clima ideale per 12 mesi l’anno, con una vicinanza tra mare colline e montagne invidiabile e completa, con inestimabili gioielli artistici ed archeologici, con rocche, castelli e borghi tutti da scoprire ed apprezzare nella loro semplice purezza.
Anche l’agricoltura, e le produzioni eno-gastronomiche hanno risentito, positivamente, della passione e della fierezza contadina.
Vini tra i migliori al mondo, e piatti che spaziano dai frutti del mare, al pesce piccolo d’adriatico, dalle minestre contadine ai primi di carne e pasta all’uovo, per finire nelle carni cotte e rosolate in mille modi e maniere.

Nulla manca a questa terra per affascinare, nulla manca .
L’Italia ha una metastasi diffusa di diversi e terribili tumori: corruzione, clientelismo, incapacità, incompetenza ed arroganza.
Restano, ancora, le sue meravigliose vestigia di storia , arte, cultura, e le sue bellezze naturali così diverse e complesse.

Fino a che qualche inetto non decida di metterci le mani e sporcare anche quelle.

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Lo spopolamento dei piccoli centri, la soluzione secondo l’Università dei Popoli di Agnone (6 Feb 2008)

<Mettere in vendita i borghi antichi dell’alto Molise agli israeliani>. Una proposta, una nuova idea, per cercare di arrestare il dilaniante fenomeno dello spopolamento. 

Porta la firma dell’Università dei Popoli il cui promotore responsabile è Domenico Lanciano. A primo acchitto potrebbe apparire un progetto utopistico, una provocazione bella e buona, ma in Calabria, stando, a quanto riferisce Lanciano, il tutto ha funzionato. <Per arrestare il fenomeno dello spopolamento – spiega Lanciano – occorre una “terapia d’urto” (la sola valida e necessaria in questo particolare momento) proporzionata all’emergenza in atto che rischia di superare un “punto di non ritorno”.


Questa citazione è stata presa da un articolo del Nuovo Molise. Secondo Domenico Lanciano la soluzione è vendere il tutto agli Israeliani o anche ad un altro buon offerente. Ma in questo modo rilanceremmo davvero i nostri piccoli centri, allontanandoli dal concreto rischio che nel giro del prossimo decennio restino deserti?
La risposta a questa domanda bisogna cercarla nel motivo del cosiddetto “spopolamento”. Perchè dunque nei nostri paesi i giovani vanno via spesso con al seguito anche le loro famiglie?

Il Molise è stato sempre una regione a prevalenza contadina, soprattutto nelle zone di provincia. E chi non era un contadino (questo tra il XVIII e il XIX sec.) spesso faceva l’artigiano, il panettiere, il negoziante, poggiando la sua attività su una vasta comunità di persone che lavoravano la terra nel contesto paesano. 

Ed oggi cos’è diventato il Molise? 

Il Molise, come l’Italia e con se il resto d’Europa, ha subito dei grandi cambiamenti dovuti al progresso economico/scientifico. Il settore economico prevalente non è più quello primario, ovvero quello dell’agricoltura bensì quello dei servizi. 
Lo studio e l’università hanno fatto si che l’aspirazione della maggioranza dei giovani si sia spostata su professioni e mestieri diversi di quelli di una volta, questo costringe loro a lasciare la piccola realtà paesana per raggiungere centri più grandi nei quali poter cercare di realizzarla.

Ecco quindi che i piccoli centri finiscono per spopolarsi e morire, ahimè senza possibilità di rimedio, specie se questi distano troppo dalle città. Fenomeno inverso invece si sta verificando a Campobasso, dove l’incessante aumento del costo delle abitazioni sta portando le famiglie a prendere casa nei comuni limitrofi.

La soluzione secondo il mio parere personale non sta nel vendere il paese al miglior offerente, ma sta nel rendere il paese una meta per chi cerca qualcosa che in città non riesce a trovare: un posto piacevole e di relax.
Sta quindi ai comuni investire in questo senso, ristrutturando, abbellendo, organizzando feste ed iniziative comunitarie volte ad attirare gente e magari creando piccole zone residenziali destinate a turisti e a paesani emigrati all’estero che vorrebbero tornare in Italia a trascorrere le loro vacenze ma non hanno un posto dove potersi fermare!


Quello che riporto qui è un esempio sicuramente fuori misura, visto che per la ricostruzione di questo paese sono stati spesi dalla famiglia Visconti molti molti molti euro, tuttavia ora Grazzano Visconti (Piacenza) è meta annuale di migliaia di visitatori che scappano dalla città in cerca di pace.
La stessa cosa, ovviamente ridimensionata di potrebbe fare anche in Molise, occorre solo dell’iniziativa e tanta buona volontà! 


 

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